La scelta del fornitore e del design adatto alla propria struttura

Per aiutarci ad avere un punto di vista esterno sul nostro lavoro e il nostro settore, abbiamo inaugurato una serie di interviste ad architetti che hanno collaborato con noi, in cui abbiamo affrontato il tema dell’importanza del design nella progettazione di un hotel o un ristorante.

L’ultima volta abbiamo parlato con Elena Bozzini, dello Studio Bozzini di Vigevano.

Oggi invece ci affidiamo a Marcello Ceccaroli, dello Studio Ceccaroli di Roma, con cui abbiamo realizzato a Massafra, sala ricevimenti “La Gravina”

Come si è evoluto negli anni il rapporto tra committente e professionista?

Il trend positivo che vedo adesso, rispetto a vent’anni fa, è che gli albergatori e i ristoratori non fanno più l’errore di fare tutto in casa. Quasi tutti si appoggiano a professionisti del settore, che devono essere capaci di interpretare le idee del cliente e concretizzarle sulla base degli obiettivi commerciali della struttura. Una volta un mio cliente mi disse una frase che porto sempre come esempio dell’importanza dei scegliere i giusti fornitori: “il professionista giusto può arricchirti, quello sbagliato può rovinarti”.

Quanto peso ha la scelta del target di clientela nelle scelte di design?

Moltissimo.

Se si progetta un locale modaiolo, ma per giovani, quindi con un budget contenuto, bisogna scegliere dei prodotti di tendenza, come delle belle carte da parati che non costino molto, ma che non diano l’idea di cheap. Mentre se si progetta un locale per eventi del settore Luxury bisogna usare dei rivestimenti preziosi, sedute imbottite con velluti, rifiniture preziose: deve dare subito l’impressione di un ambiente esclusivo, di valore.

Quali sono gli errori più frequenti quando si procede a un restyling?

L’errore più grosso è quello di non preparare un progetto esecutivo iniziale. È importante prima di tutto chiedere al cliente quali aspettative e obiettivi per il suo locale. Bisogna prevedere un percorso guida che comprenda anche aspetti spesso trascurati, come il passaggio dei camerieri da e per la cucina, o dove vanno la biancheria sporca e pulita… Devi prevedere in anticipo tutte le problematiche che può avere la struttura, anche quelle che sembrano banali.

Vi faccio un esempio: un hotel di 200 camere in cui l'architetto non aveva previsto una zona dove lasciare il bagaglio a mano dopo il check out, e dove sono stati costretti a bloccare di volta in volta una camera dove gli ospiti potessero lasciare i bagagli prima di ripartire.

Ci sono poi delle zone più sollecitate rispetto ad altre, dove bisogna prevedere l’uso di materiali durevoli e facilmente gestibili: la manutenzione è determinante sia per gli hotel che per la sala ricevimenti in una struttura per eventi. Ad esempio, l’eco-pelle è perfetta in queste situazioni: si pulisce con facilità, anche nel caso, ormai frequente, in cui un abito di bassa qualità trasferisca colore su una seduta.

Quali sono le tendenze oggi nel design?
Non si scelgono più i design estremi o il minimalismo esasperato: l’ambiente deve essere progettato per suscitare un’emozione, anche attraverso i colori, la musica, profumo, i materiali scelti per gli arredi. Oggi vanno molto i grigi e i toni del blu, anche intensi, abbinati ad altre tonalità scure, come il rosso cupo. C’è poi un ritorno agli Anni Cinquanta e a materiali come l’ottone, che ha sostituito l’acciaio che andava fino a qualche tempo fa, ma in versione satinata: ricorda quel periodo ma è trattato in maniera più moderna. Sono tendenze che secondo me rimarranno ancora per qualche anno.

Ci ha parlato di creare un’emozione che coinvolga tutti e cinque i sensi: quanto conta ad esempio la luce?

L’illuminazione è decisiva nella progettazione di un ambiente, ed è un concetto che è evoluto moltissimo negli ultimi anni. Sono nate tante nuove aziende di illuminazione che propongono luci di design e atmosfere nuove per creare dei veri e propri “scenari” nell’alberghiero. Che sia un ristorante, una sala colazioni, una sala riunioni, o una camera, la luce giusta aiuta a creare delle emozioni.

Qual è allora il design che dura nel tempo?

È importante non fare una struttura troppo di moda: l’hotel e il ristorante devono fare prima di tutto business e non possono essere rinnovati ogni anno. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra un progetto durevole e un design piacevole. Il design moderno, ma non esasperato, ha preso piede in quasi tutte le strutture: lo stesso Ritz a Parigi, un simbolo del classico, nell’ultimo restyling ha optato per un arredamento più contemporaneo. Per un hotel, che dovrebbe essere rinnovato circa ogni 10 anni, è quindi è fondamentale un design che non sia né troppo minimal né troppo moderno, ma un giusto compromesso che possa durare nel tempo.

Cosa vede nel futuro dell’hotellerie?

Vedo una nuova concezione degli spazi comuni rispetto allo spazio della camera.

Gli spazi comuni vengono sempre più dotati di tavoli grandi, postazioni per i computer, wifi e angoli snack per fare una pausa. Sono spazi che invitano alla condivisione, alla socializzazione, all’apertura verso l’esternoLe camere, invece, diventano sempre più piccole, servono solo per riposare, per rinfrescarsi e al massimo per fare un po’ di attività sportiva. L’apertura degli spazi comuni all’esterno è un trend che vedo già da un po’ di anni: l’hotel si apre alla città organizzando eventi, mostre d’arte sfilate. È sempre di più una piazza dove fare delle attività, che offre un servizio per la città.

E che ruolo avrà la sedia in questo contesto?

La seduta nell’ambito della ricettività dovrà trasformarsi: dove gli spazi si restringono bisogna aumentarne le funzionalità. Sia negli spazi comuni che nelle camere deve essere inserita una seduta dove si sta comodi per mangiare, ma anche dove ci si può allungare per guardare la tv o riposarsi.

Che progetto avete presentato all’evento SIA Rooms?

Il progetto si chiama HROOM (Hotel room), ed è una camera da letto che diventa quasi una piccola casa, dove l’ospite può cucinare con un piccolo forno a induzione, lavorare, grazie al wifi e altri strumenti, come il televisore connesso allo smartphone, e fare un po’ di movimento grazie a una piccola palestra.